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BDSM – L’ESPERIENZA AL SODA

Tempo di lettura: 5 min

ESEMPIO PRODOTTO CORRELATO: SAFFRON LOOP PADDLE FAUX LEATHER RED

Il BDSM (bondage, dominazione, sadismo e masochismo) è una pratica basata sul provocare o ricevere dolore, sulla disparità dei ruoli e sull’umiliazione.

Vogliamo ricordare che questa pratica, come qualsiasi altra pratica che rientra nella sfera del sesso deve necessariamente essere eseguita tra persone consenzienti e informate di ciò che può accadere. Per questo è importante parlare apertamente con il/la gli/le partner con cui si praticherà per capire nello specifico cosa possiamo accettare e cosa no.

Proprio perchè lo scopo del bdsm è quello di portarci vicino ai nostri limiti e magari ampliarli,

Il bdsm fa parte, anche inconsapevolmente, della quotidianità sessuale di molt* di noi. Di fatto, quello che più spesso ci accende sono le dinamiche di potere, di controllo e di esplorazione dei propri limiti.

Per fare un esempio, basta pensare a tutti i sex toy con telecomando o app che danno il potere all’altra persona di controllare il nostro piacere, o ancora il classico schiaffo sul culo che ,quasi tutt*, almeno una volta nella vita abbiamo ricevuto o dato.

Non sono i nostri gusti in ambito sessuale a definire chi siamo. Abbiamo il diritto di esaudire i nostri desideri senza che mettano in discussione la nostra identità e dedicarci ad essi.

Abbiamo quindi deciso di dedicare un’intera categoria a quei prodotti che possono avvicinarvi e farvi esplorare questo mondo.

Per approfondire l’argomento abbiamo chiesto a Atlas e Kate, due persone che praticano “kinbaku” (disciplina giapponese che consiste nel legare una persona) di partecipare al SODA, per avvicinare le persone a un mondo ancora poco conosciuto e permettere di avere un’esperienza anche solo visiva in questo ambito, abbattendo magari dei pregiudizi. Gli abbiamo poi chiesto di rispondere a delle domande per la nostra e la vostra curiosità:

Chi siete e come avete iniziato ad approcciarvi a questo mondo?

Siamo Atlas e Kake, nomi di fantasia che si rifanno ai nostri profili instagram dove condividiamo il nostro viaggio e la nostra esperienza nel mondo del kinbaku (@the_atlas_of_c e @kake.kotoba). Abbiamo iniziato ad approcciarci a questo mondo alla fine del 2018, quando Kake fu incuriosita dall’ inserzione di quella che poi diventò la nostra scuola di kinbaku (@yugen studio). Kake ha iniziato da sola come bottom (facendosi legare) e poi mi ha coinvolto. All’inizio ero un pò perplesso, essendo una pratica che richiede una consapevolezza ed contatto molto forte con alcuni aspetti del nostro io che potremmo definire “oscuri”. E’ un percorso di consapevolezza che stiamo tutt’ora facendo, e non credo terminerà in realtà..! Ci teniamo a precisare che il nostro percorso nel mondo delle corde è iniziato con quella parte di conoscenza tecnica (che a volte può sicuramente risultare noiosa e decisamente poco erotica!) senza la quale non solo è difficile ma è anche pericoloso praticare kinbaku. Abbiamo partecipato prima a dei corsi base e successivamente a corsi via via più avanzati, ma la formazione, sia tecnica che teorica alla base della nostra relazione fra le corde, così come la questione della consapevolezza è continua. Prima di approcciarci al kinbaku vivevamo già una sessualità kinky, abbiamo esplorato insieme il nostro corpo ed i nostri limiti gradualmente, la scoperta delle pratiche BDSM ci ha permesso di arricchire la nostra sessualità con terminologie e dinamiche che non conoscevamo, ma anche di dare una sorta di profondità ai nostri desideri e bisogni. Le pratiche che preferiamo sono sicuramente l’oggettificazione, l’impact play ed il wax play, ma anche il pet play, dipende dal mood che si viene a creare.

Come è stato presentarsi ad un pubblico profano ed essere osservati da persone che per la maggior parte non avevano mai assistito dal vivo a questa pratica?

Atlas: Per noi è stata la prima volta legare in un contesto di questo tipo, all’inizio ero un po’ teso, la “pressione” di occhi curiosi mi avevano fatto entrare in una sorta di bolla dove ero un po’ troppo focalizzato sulle corde e non su Kake. La tensione iniziale poi si è dissolta quando Kake con due semplici parole mi ha “riportato” a lei e da lì in poi ci siamo goduti tutta la sessione alla grande. Mi piace condividere con voi questo aneddoto perchè ritengo che metta in luce un aspetto cruciale dell’atto di legare un’altra persona: le corde, i nodi, sono solo un tramite, per quanto possa essere piacevole la sensazione delle corde fra le mani, e soddisfacente quella di serrare un nodo, le persone con cui stiamo interagendo e la comunicazione che creiamo con loro restano centrali, se no legheremo manichini o oggetti..!

Kake: per me invece quegli occhi curiosi che inizialmente hanno messo in soggezione Atlas sono stati molto stimolanti da un punto di vista immaginifico. Pensare che le persone che avevamo attorno stessero assistendo magari per la prima volta ad una sessione di corde, e che questa cosa potesse eccitarle, mi ha permesso di erotizzare il momento in un accezione sicuramente più oggettificante del solito. Sentivo alcuni sguardi indugiare su di me, quasi fisicamente, percepivo l’eccitazione di alcune persone che si muovevano attorno a noi come a voler essere parte di quel qualcosa ed ho trovato la cosa estremamente eccitante: il mio corpo, il mio respiro affannato, la mia costrizione nelle corde era alla mercè di tutte le persone attorno a noi ed io non potevo in alcun modo esimermi, se non chiudendo gli occhi. E’ stata un’esperienza divertente che ha solleticato le corde della me più bitch-esibizionista!

Che atmosfera avete percepito durante il party?

Accogliente, nonostante fosse manifesta la curiosità generale tra le persone nel volersi conoscere e sperimentare, allo stesso tempo ci si sentiva in un posto safe. Un’atmosfera libertina ma attenta, godereccia e consapevole che ci ha permesso di sentirci al sicuro sia nel fare corde ad esempio al di fuori della nostra comfort zone ma anche di esprimerci col in nostro corpo, nel corso della serata, nel modo in cui ritenevamo più naturale. Non è facile trovare degli spazi in cui esperire un grado di libertà di questo tipo.

Siete riusciti ad esprimervi come avreste voluto o vi siete dovuti porre dei limiti particolari?

No, no, come abbiamo anticipato abbiamo fatto tutto ciò che ci è andato di fare e ci siamo divertiti in tutto il corso della serata, sia quando abbiamo legato che in pista…..Kake anche fin troppo in pista visto che l’ho dovuta letteralmente trascinare fuori dal locale quando alle 5:30, nonostante avessero ormai acceso le luci a giorno, lei continuava a ballare da sola con il suo strap-on sotto cassa!!!